The Empty Desk, la recensione

Con il recente sbarco su PlayStation 5 di The Empty Desk (sviluppato da Cheesecake Games e pubblicato da JanduSoft), il catalogo indie si arricchisce di un thriller psicologico dalle tinte horror decisamente insolito. Non aspettarti il classico monster-movie o un titolo pieno di azione: questo è un viaggio claustrofobico e surreale nei meandri dell’alienazione aziendale e del burnout emotivo.

Se hai amato le atmosfere distorte alla P.T. e i misteri investigativi in prima persona, ecco cosa c’è da sapere su questo primo capitolo della saga di fantasmi e uffici.

👔 L’Ultimo Caso del Detective Bennett

La storia segue il veterano della omicidi Thomas H. Bennett, a cui manca appena una settimana per godersi la meritata pensione. Viene inviato alla sede della Blackthorn & Co., un colosso delle assicurazioni, per risolvere un caso torbido: il magnate Arthur Blackthorn è stato trovato morto, sua figlia Emily è svanita nel nulla e il fidanzato si è apparentemente suicidato.

Quella che sembra un’indagine di routine si trasforma rapidamente in un incubo geometrico. Non appena Bennett mette piede negli uffici, le porte si bloccano e la realtà inizia a ripiegarsi su se stessa: corridoi che si allungano, stanze che mutano tra un ciclo e l’altro, e un’entità spettrale che lo guida (o lo manipola) attraverso i segreti più oscuri dell’azienda.

📸 Come si gioca: Fotografia e intuito

Il gameplay si sviluppa interamente in prima persona. La progressione è scandita da un taccuino dove vengono annotati gli obiettivi e da una meccanica chiave: la macchina fotografica.

Fornita direttamente dalla misteriosa presenza che infesta l’edificio, la fotocamera non serve solo a raccogliere prove materiali, ma è dotata di una sorta di lente a luce nera. Inquadrando l’ambiente potrai far emergere dettagli invisibili a occhio nudo: chiamate perse su telefoni spenti, tracce di sangue cancellate o messaggi inquietanti sui muri.

Nota di accessibilità: Il gioco include un’opzione splendida nei menu che permette di attivare o disattivare i jump scare. Se vuoi goderti solo l’indagine psicologica e l’atmosfera tesa senza sobbalzare sulla sedia, puoi farlo liberamente.

🔥 I Punti di Forza (I “Pro”)

  • Atmosfera Opprimente ed Efficace: L’ufficio grigio e monotono che si trasforma in una prigione mentale è reso benissimo. Il contrasto tra l’architettura aziendale e gli elementi surreali (orologi che coprono intere pareti, labirinti bui) crea un’ottima tensione.
  • Tematiche Forti: Sotto la superficie horror, il gioco lancia una dura critica all’alienazione lavorativa, al potere delle grandi corporazioni e al vuoto emotivo della routine quotidiana.
  • Ottimo su PS5: Sulla console Sony il gioco gira in un 4K nativo solidissimo a 60 frame al secondo, con caricamenti quasi istantanei che rendono i continui cambi di scenario e i “loop” dei corridoi immediati e destabilizzanti.

⚠️ I Punti Deboli (I “Contro”)

  • Molto Breve e Lineare: L’intera esperienza si consuma in circa 2.5 – 3.5 ore. Non ci sono deviazioni o bivi reali, a parte due finali differenti.
  • Puzzles Fin Troppo Semplici: Il gioco ci tiene a non farti mai rimanere bloccato, il che fluido l’incedere narrativo, ma azzera la sfida. Spesso si riduce a un “cerca l’oggetto” o a un backtracking ripetitivo tra gli stessi corridoi.
  • Mancanza di Doppiaggio: Tutta la narrazione e i dialoghi chiave (come i contatti radio con la collega Sarah) avvengono tramite box di testo. Un buon doppiaggio avrebbe amplificato enormemente l’impatto drammatico delle scene madri.

📝 Conclusione

Voto: 7 / 10

The Empty Desk è un esperimento affascinante che riesce a trasformare un banale ambiente d’ufficio in un thriller psicologico angosciante. Nonostante una forte linearità e una durata ridotta, le sue intuizioni narrative e le sue atmosfere malate lo rendono un acquisto consigliatissimo per una serata all’insegna del mistero. Trattandosi del “Capitolo 1”, getta delle ottime basi per il futuro della saga del Detective Bennett.

Pubblicato da GameReviews

Mi piace leggere, scrivere, videogiocare, approfondire la mia conoscenza delle lingue indoeuropee e mangiare i bambini.

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