Flesh Made Fear, la recensione

Premessa

Flesh Made Fear si propone come un omaggio dichiarato ai survival horror dell’era PS1-PS2: controlli “tank”, angoli di camera fissi o ben calibrati, gestione risorse scarsa, atmosfera opprimente. Il setting è un borgo dimenticato, Rotwood, dove il villain Victor “The Dripper” Ripper – ex agente CIA – ha trasformato tutto in un incubo tra esperimenti e rituali occulti.


Cosa funziona bene

Atmosfera e ambientazione
Il titolo eccelle nella creazione di tensione e senso di vulnerabilità. Dall’illuminazione tremolante, dai locali angusti e dalle creature deformi emerge una grande cura nell’impostazione visiva e sonora: crepitii, passi lontani, silenzio carico di attesa. Come segnala una recensione:

Meccaniche “old school” con un tocco moderno

  • Telecamere fisse + angoli dinamici: mantengono lo stile retrò ma con fluidità maggiore.
  • Inventario e salvataggi limitati: tornano a farci pensare prima di agire.
  • Due personaggi selezionabili (Natalie e Jack) con caratteristiche differenti: buona scelta per la rigiocabilità.

Gestione del terrore e del combattimento
Il gioco sceglie la vulnerabilità come tema centrale: non sei un eroe invincibile, ogni scontro è un rischio, ogni boss un salto di tensione. Questo riesce a trasmettere un’esperienza “survival” autentica.


Dove potrebbe migliorare

Controlli e accessibilità
L’adozione dei controlli “tank” (tipici del passato) può risultare frustrante per giocatori moderni abituati a movimenti più fluidi. Come recita la recensione:

Recitazione e scrittura
Lo stile narrativo è volutamente retrò, ma in alcuni momenti le battute, i dialoghi o la recitazione possono risultare camp o poco raffinati. Alcuni giocatori lo amano come omaggio al passato, altri lo troveranno un freno all’immersione.

Arsenal e varietà
Seppur la scarsità di risorse sia una scelta tematica, alcuni giocatori potrebbero sentire la mancanza di varietà nell’arsenale o nella frequenza delle sparatorie. Alcune armi e meccaniche sono volutamente limitate, il che va bene per lo stile, ma può essere un punto debole per chi cerca più “azione”.


Giudizio finale

Flesh Made Fear riesce nell’intento di riportare alla luce un tipo di horror che nella produzione moderna è diventato sempre più raro: lento, teso, vulnerabile. Se sei fan del genere, degli angoli di camera fissi, dell’inventario ridotto e dell’atmosfera oppressiva, allora questo gioco è una consigliata immersione.
Se invece preferisci controlli moderni, azione frenetica o narrazioni dallo stile ultra-cinematografico, potresti trovarlo un po’ troppo nostalgico.

Valutazione: 4 / 5
È un ottimo titolo per gli appassionati, con qualche limite che gli deriva dalle proprie scelte stilistiche, ma che sono in gran parte accettabili considerando l’intento.

Pubblicato da GameReviews

Mi piace leggere, scrivere, videogiocare, approfondire la mia conoscenza delle lingue indoeuropee e mangiare i bambini.

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