Luto, la recensione su PlayStation 5

“La prigione più oscura è la propria mente.”

Luto (dal latino: “io soffro”) è un’esperienza horror in prima persona che non si limita a spaventare: vuole comunicare, lasciarti addosso un senso di angoscia profonda e una riflessione duratura. Non ci sono armi, nemici da affrontare, né boss da sconfiggere. C’è solo te, la tua mente e una casa che sembra cambiare con ogni pensiero oscuro.


🧠 Trama e tematiche: la paura della perdita

Nel gioco interpreti un personaggio segnato da un trauma devastante, bloccato all’interno della propria casa. Ma quella casa è viva. Si trasforma. Si piega ai tuoi stati d’animo. Luto affronta temi pesanti e delicati: lutto, depressione, ansia, senso di colpa e isolamento. Non si tratta solo di “essere spaventati”, ma di sentirsi persi.

Non c’è una narrazione lineare, ma un percorso onirico fatto di stanze impossibili, loop temporali e allucinazioni visive. I frammenti di storia sono sparsi ovunque: lettere, voci fuori campo, rumori. Ogni elemento contribuisce a ricostruire, pezzo dopo pezzo, la mente frammentata del protagonista.


🧩 Gameplay: esplorazione e immersione

Il gameplay è minimale, ma non superficiale. L’interazione è limitata all’esplorazione ambientale, alla risoluzione di piccoli enigmi ambientali e alla raccolta di oggetti chiave. Non ci sono HUD, indicatori o aiuti: sei tu e ciò che vedi.

Le meccaniche ricordano titoli come P.T., Layers of Fear o Visage, con corridoi che si riconfigurano, luci che si spengono da sole, e stanze che sembrano guardarti. Le sequenze horror sono spesso subdole, più mentali che fisiche. Il senso di inquietudine cresce lentamente, poi esplode.


🎨 Grafica e atmosfera: fotorealismo opprimente

Uno dei punti di forza di Luto è la sua resa grafica estremamente realistica. La casa, le luci, le texture e gli oggetti sembrano usciti da una fotografia. L’uso delle ombre e dell’illuminazione dinamica è fondamentale per creare tensione, mentre gli ambienti sono pieni di dettagli significativi (quadri, fotografie, disordine…).

Ogni ambiente è curato al millimetro per raccontare qualcosa senza dire una parola.


🔊 Audio e immersione

Il sound design è eccezionale. Dal cigolio di una porta che non si apre, al respiro affannoso del protagonista, fino alle voci sussurrate che sembrano arrivare da dentro le pareti: tutto contribuisce a farti sentire prigioniero. Le musiche sono rare, usate solo nei momenti più intensi, ma sempre con effetto chirurgico.


✅ Pro

  • Atmosfera horror psicologica ben realizzata
  • Grafica altamente immersiva
  • Temi profondi trattati con rispetto
  • Ottimo sound design
  • Esperienza intensa e memorabile

❌ Contro

  • Gameplay molto limitato e poco interattivo
  • Breve durata (2-3 ore circa)
  • Nessuna vera rigiocabilità
  • Può risultare troppo astratto o pesante per alcuni giocatori

🎯 In sintesi

Luto non è un horror per chi cerca jumpscare o azione. È un viaggio disturbante nella mente di una persona ferita, un’esperienza audiovisiva d’autore che lascia il segno più per ciò che fa sentire che per ciò che fa vedere.

Se ami i giochi come P.T., What Remains of Edith Finch, o The Medium, e se non temi di confrontarti con emozioni forti, Luto è un’opera breve ma intensa che merita la tua attenzione.

Pubblicato da GameReviews

Mi piace leggere, scrivere, videogiocare, approfondire la mia conoscenza delle lingue indoeuropee e mangiare i bambini.

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