- Non è un platformer tradizionale: picchi o ostacoli, ma piuttosto una narrazione interattiva con una componente 2D stile Metroidvania. Si raccolgono “faer” (piccoli animali) con la protagonista Ren, e si esplorano bivi, villaggio e dimensioni parallele, scegliendo percorsi che influenzano il finale
- Il sistema di “waveforms”, ovvero gli achievement che segnano svolte narrative, incentiva più playthrough con finali multipli
- L’esplorazione iniziale può risultare frustrante: pochi indizi e un teschio-guida poco efficace possono far perdere ore ai giocatori . Tuttavia, superata questa fase, il titolo esplode con momenti ispirati e poteri magici molto creativi
✨ Stile visivo e atmosfera
- Pixel art nostalgica e dettagli curatissimi (come ombre che scompaiono sui bordi dei platform), accompagnati da riferimenti nerd (Pac‑Man, riferimenti ai platform Anni ’80) e da un umorismo pungente e surreale.
- L’equilibrio tra leggerezza comica e temi profondi (traumi religiosi, queer identity, autonomia) emerge con delicatezza, grazie al lavoro di Nikki Jay e la consulenza sceneggiativa di autrici come Stephanie Sterling
🌈 Rappresentazione e tematiche
- Il titolo è esplicitamente queer‑friendly: un protagonista sapphic, un villaggio prevalentemente femminile, e relazioni trattate con naturalezza
- Il nucleo emotivo del gioco è basato sul riscatto da esperienze autoritarie religiose: Nikki Jay, cresciuta in un culto, ha voluto raccontare la riappropriazione della propria autonomia attraverso Ren
⏳ Durata e rigiocabilità
- Un playthrough dura dalle 3 alle 4 ore, ma le vie narrative alternative, finali multipli e waveforms garantiscono una buona rigiocabilità
- Il passaggio da una playthrough all’altra è reso più fluido dalla possibilità di saltare testi già conosciuti .
✅ Pro & Contro
| 👍 Punti di forza | 👎 Criticità |
|---|---|
| Scrittura brillante, irriverente e profonda | Esplorazione iniziale poco guidata, con enigmi criptici |
| Pixel art curata, nostalgica e ricca di easter‑egg | Il teschio-guida (hint) non sempre aiuta quanto promesso |
| Tematiche queer integrate senza forzature | Alcuni segmenti narrativi risultano ripetitivi se non automatici |
💜 In conclusione
Quantum Witch è un gioiello indie che mescola pixel art, umorismo surreale, scelte significative e un’amalgama emozionale che spazia tra riscatto, amore e identità. Nonostante qualche inciampo iniziale, il paradosso esplorativo viene ripagato da un’esperienza potente, autentica e profondamente umana.
Un’avventura perfetta se cerchi una storia breve ma intensa, con rigiocabilità narrativa, atmosfera queer inclusiva e un tocco di magia nerd. Merita decisamente una chance — e magari un secondo playthrough!
Voto finale: 8.5/10 – Un’esperienza unica, con piccole imperfezioni iniziali ma con un cuore e una personalità che la rendono indimenticabile.
