Spellcaster University, la recensione

Spellcaster University, sviluppato dal piccolo studio francese Sneaky Yak Studio e rilasciato ufficialmente nel 2021, è un gestionale che unisce elementi di simulazione scolastica, strategia e fantasy con uno stile visivo accattivante e un gameplay originale. Nei panni del rettore di un’accademia di magia, il giocatore ha il compito di costruire, gestire e far prosperare un’università destinata alla formazione di giovani maghi in un mondo minacciato da forze oscure. Ma è molto più di così: Spellcaster University è una fusione intelligente di humour, sfida e creatività, il tutto in un contesto fiabesco dalle tinte ironiche e decisamente originali.

Un gameplay che incanta

Il cuore del gioco è la gestione della scuola di magia. Il giocatore inizia con un piccolo edificio e pochi fondi, e da lì inizia a espandere il campus costruendo aule, dormitori, mense, biblioteche e tanto altro, usando un sistema di carte casuali. Ogni carta rappresenta una stanza o un potenziamento, e può essere giocata solo se si ha spazio e risorse disponibili. Questo sistema dà al gioco una componente roguelike, che lo distingue dai classici gestionali: non si può pianificare tutto in anticipo, e spesso si devono prendere decisioni strategiche con risorse limitate.

La casualità iniziale potrebbe sembrare frustrante, ma è bilanciata dalla ricchezza delle scelte tattiche: ogni costruzione influisce sull’equilibrio dell’università e sulla formazione degli studenti, che a loro volta hanno tratti e preferenze unici. Alcuni apprendono più velocemente la magia sacra, altri sono portati per l’alchimia, mentre altri ancora potrebbero essere pigri, vegetariani o addirittura vampiri. Queste caratteristiche influenzano il loro percorso accademico e le carriere che intraprenderanno una volta diplomati.

Magia, caos e burocrazia

Uno degli aspetti più affascinanti è il sistema delle fazioni. Oltre a gestire la scuola, il giocatore deve mantenere buoni rapporti con varie entità esterne: il Re, la Gilda degli Avventurieri, i Vampiri, i Druidi e persino il Signore Oscuro. Ogni fazione può offrire bonus o malus, missioni, e persino oggetti unici, ma accontentarne una può alienare le altre. Questo crea una dinamica politica sottile e intrigante che aggiunge profondità alla partita.

La progressione si articola su una mappa del mondo, dove si possono fondare nuove scuole man mano che l’esercito del male avanza. Ogni campus è temporaneo, e la difficoltà aumenta gradualmente. Tuttavia, l’università mantiene alcuni bonus da una partita all’altra grazie al sistema delle “Eredità”, che consente di sbloccare nuove carte e potenziamenti permanenti. Questo loop di progressione permette di migliorare gradualmente e adattarsi a nuove strategie, mantenendo alta la rigiocabilità.

Uno stile unico e pieno di personalità

Dal punto di vista artistico, Spellcaster University colpisce per il suo stile grafico disegnato a mano, ispirato all’animazione europea. I personaggi hanno un design semplice ma espressivo, e l’interfaccia è chiara e funzionale. L’atmosfera è ricca di humour e riferimenti: è facile imbattersi in citazioni a Harry Potter, Il Signore degli Anelli, o giochi di ruolo come Dungeons & Dragons, ma sempre con un tocco ironico e consapevole.

Anche l’audio è ben curato. La colonna sonora è discreta ma piacevole, con tracce che accompagnano bene l’azione senza diventare ripetitive. Gli effetti sonori, seppur semplici, aggiungono vivacità all’ambiente scolastico, rendendo palpabile il caos quotidiano di un’istituzione magica in continua espansione.

Difetti e limiti

Come ogni titolo indie ambizioso, anche Spellcaster University ha i suoi difetti. La gestione delle carte, sebbene innovativa, può diventare frustrante nelle fasi avanzate del gioco, quando si cerca disperatamente una stanza specifica o un certo tipo di professore. Inoltre, l’interfaccia, per quanto funzionale, potrebbe essere migliorata in termini di organizzazione e chiarezza, soprattutto quando si gestiscono dozzine di studenti e stanze contemporaneamente.

Un altro limite è la curva di apprendimento: il gioco non spiega tutto chiaramente, e serve un po’ di tempo per capire le meccaniche più profonde, come l’ottimizzazione dei percorsi formativi o la gestione delle reputazioni. Tuttavia, per i giocatori che amano esplorare e imparare attraverso il fallimento, questo rappresenta un punto a favore piuttosto che uno svantaggio.

Infine, la ripetitività può emergere dopo molte ore di gioco. Pur con la varietà delle carte e delle situazioni, alcune dinamiche tendono a ripetersi, e la narrazione emergente, seppur divertente, non offre eventi imprevedibili o scelte narrative significative.

Un piccolo gioiello per chi ama la magia (e i gestionali)

Spellcaster University riesce in un’impresa difficile: mescolare in modo coerente e divertente la gestione, il fantasy e l’umorismo. Non è un gestionale tradizionale né un classico gioco di ruolo, ma una creatura ibrida che trova una propria identità originale. Il suo punto di forza non è tanto nella profondità delle singole meccaniche, quanto nella loro sinergia complessiva: l’esperienza è fluida, appagante e sempre diversa.

È un gioco ideale per chi ama costruire, sperimentare, e ridere di fronte al caos che si scatena quando metti insieme goblin, necromanti, e studenti distratti in un unico campus. E soprattutto, è un titolo che dimostra quanto gli indie possano ancora innovare nel panorama videoludico, con idee fresche e un’anima genuina.

Conclusione

Spellcaster University è una perla nascosta per chi cerca qualcosa di diverso nel mondo dei gestionali. Imperfetto ma affascinante, semplice nell’aspetto ma profondo nelle dinamiche, è un gioco che premia la creatività e la pazienza. Non sarà per tutti – chi cerca una simulazione rigorosa o un gestionale hardcore potrebbe trovarlo troppo leggero – ma per chi è disposto a lasciarsi sorprendere da un’ambientazione stravagante e una struttura roguelike ben congegnata, è un’esperienza assolutamente consigliata.

Voto finale: 8/10

Pubblicato da GameReviews

Mi piace leggere, scrivere, videogiocare, approfondire la mia conoscenza delle lingue indoeuropee e mangiare i bambini.

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