Titoli del calibro di Demon’s Soul e di Dark Souls hanno segnato buona parte dell’ultimo ventennio, nella storia dei videogiochi. Tanto che oggi è venuto a crearsi precisamente un genere, coltivato da una ristretta nicchia di appassionati: quello dei “souls” e dei “souls-like”, ovvero di produzioni che ne ricalcano – più o meno fedelmente – le meccaniche. Dopo l’ottimo Bloodborne e il più particolare Sekiro, eravamo un po’ scettici sulla natura di Elden Ring, soprattutto per via dell’introduzione del mondo aperto, contro la “narrazione su binari” cui ci avevano abituati tutte le precedenti iterazioni. Non ci saremmo mai aspettati quello che verrà probabilmente ricordato non solo come il miglior capitolo del franchise, ma probabilmente anche come il gioco dell’anno del 2022 nonché uno dei più memorabili almeno dell’ultimo lustro. A modo suo, portando al suo massimo livello tutte le meccaniche del genere, Elden Ring ha già fatto la storia.
La trama è la classica “non-trama” che ci si aspetta da un qualsiasi Souls. In un mondo noto come Interregno, la luce divina è ormai scomparsa; in questo contesto dark-fantasy un po’ gotico un po’ apocalittico, accompagnati dal senso perenne di una catastrofe già avvenuta e di un’altra prossima a venire, il protagonista – un Senzaluce – è alla ricerca dell’albero madre. Chi lo raggiungerà, affrontando ogni pericolo e nemico lungo il percorso, diventerà il prossimo Elden Lord, ottenendo potere enorme e presumibilmente ripristinando il mondo intero (per quel che ormai si può). Aspettatevi la classica dose di personaggi criptici, di avvenimenti non chiari, di piccoli tasselli da ricostruire e collocare all’intero di un mosaico comunque restio a qualsivoglia interpretazione univoca. E ricordatevi di non eliminare gli NPC che incontrerete lungo la strada, ovvero i personaggi secondari, perché ognuno di loro sbloccherà una storia secondaria precisa, con ricompense interessanti.

La principale novità di Elden Ring, dicevamo, consiste nell’introduzione di un mondo aperto. Ciò comporta un senso di progressione diverso rispetto al passato, dove era sempre più o meno perfettamente chiaro dove andare e che cosa fare, con il classico boss ad attenderci alla fine del percorso. Non così in Elden Ring: i falò di Dark Souls e le lanterne di Bloodborne sono state sostituiti dai santuari di grazie, contrassegnati da una fiammella gialla, e loro effettivamente continuano ad indicare la via privilegiata per proseguire nella “storia”. Ma volendo potrete subito sbloccare il vostro cavallo e andarvene a zonzo per il vasto – vastissimo, forse puro troppo ampio – mondo di gioco. Elden Ring è un open world intelligente, molto diverso a quelli cui ci ha abituato Ubisoft, tanto per citare un publisher, negli ultimi anni. C’è veramente una sorpresa ad attendervi dietro ogni angolo, e mica sempre piacevole. A contribuire al divertimento di un’esplorazione che è al tempo stesso orizzontale e verticale, con un senso di vastità quindi immenso, è la presenza dei messaggi lasciati dai giocatori, realizzati a partire da un campionario standardizzato di parole. “Più avanti percorso nascosto” significa che probabilmente, dietro quel dato muro, ci sarà una sorpresa ad attendervi. Ma “più avanti bugiardo” vi mette invece in guardia: magari qualche buontempone vuole giocarvi un brutto tiro!

Più tradizionale, ma non per questo meno efficace, il sistema alla base di armi ed equipaggiamento; e poi gli scontri con i boss. Le classi da scegliere sono numerosissime – noi abbiamo optato per il sempreverde cavaliere – e ognuna andrà basata sull’impostazione di un determinato numero di parametri. Meglio aumentare il Vigore o la Destrezza? La Fede o l’Intelligenza? Come sempre la risposta più efficace è: dipende. Se volete impersonare un mago e combattere a distanza, allora l’Intelligenza (o la Fede, per determinate classi) rappresenterà la vostra principale risorsa. Ma un cavaliere se la caverà benissimo con Salute, Vigore e Forza (bruta). Ancora un consiglio: non arrendetevi al primo boss del titolo, Margit. Sarà talmente più potente di voi, che penserete di aver sbagliato strada. È invece un deterrente: sopravvivere significa essere pronti per davvero a ciò che vi attende dietro la strada. E fate sempre molta attenzione, perché non è niente di buono. Morirete tante volte, vi rialzerete, morirete ancora; sarete enormemente frustrati. Ma non esiste un nome preciso per quella soddisfazione particolare, unica, assoluta, che solo un titolo come Elden Ring sa garantire. Un titolo praticamente perfetto.

VOTO: 9.5
